Est. Le notti di Helsinki

22 Febbraio 2026

Dalle banchine del lungomare cittadino, all’imbrunire, inizio a camminare verso la cattedrale luterana seguendo i cavi della linea dei tram. L’imponente facciata neoclassica fatta edificare dall’architetto berlinese Engel nella Piazza del Senato è in restauro, per gran parte coperta.

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La cattedrale luterana di Helsinki alla luce notturna del Baltico. Foto di G. Dubbini Venier.

Continuando la mia passeggiata sul fronte del porto, poco dopo, scorgo un altro grande edificio. Questa volta è ortodosso e dai toni rosso ocra. Si tratta della Cattedrale Uspenski, chiamata anche Chiesa della Dormizione. È stata progettata in stile neo-bizantino dall’architetto russo Aleksey Gornostayev.

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Dettaglio della cupola della Cattedrale ortodossa Uspenski, detta anche Chiesa della Dormizione. Foto di G. Dubbini Venier.

Entrambi i due iconici edifici religiosi della città sono stati costruiti dall’impero degli zar, da Alessandro I in poi, soprattutto grazie ai tributi riscossi dal sale. Non bisogna dimenticare però che Helsinki non ha sempre fatto parte dell’impero zarista. Nasce infatti come insediamento portuale fondato dalla Corona svedese. Inizialmente dovette contrastare il predominio commerciale di Tallinn (oggi capitale dell’Estonia) città dove transitavano gran parte delle merci russe. Fu solo con la guerra del 1808-1809 tra il regno di Svezia e l’impero degli zar, conflitto conclusosi con la vittoria di quest’ultimo, che la città passò sotto il controllo della Russia. Pur entrando a far parte dei territori controllati dalla dinastia dei Romanov, Helsinki riuscì a mantenere una certa autonomia e a diventare capitale del Granducato di Finlandia. A quell’epoca risalgono infatti gli edifici che sto ammirando durante il mio giro notturno per il centro storico.

Il sole è già tramontato ma vi è ugualmente la presenza costante della luce. Si tratta di una luce quasi innaturale che non ho mai visto in vita mia perché non sono mai stato a queste latitudini. In questa luminescenza fatua, il sole tramonta tardissimo. Eclissandosi sul firmamento, con discrezione, va a finire per qualche ora sotto un tappeto fatto di cielo blu cobalto e di acque color smeraldo, per poi riemergere. È la mia prima volta nel Baltico, il mio primo assaggio della regione. In quello che è oggi considerato un classico, Anime Baltiche, lo scrittore olandese Jan Brokken descrive bene la luce di questa parte di mondo: irreale, carica di letteratura e di visioni colte. Una luce che fa gioire gli occhi e lo spirito. Memorabile in questo senso un passaggio del suo libro, quando un doganiere chiede all’autore il perché della sua presenza a bordo di un’imbarcazione proprio in quelle zone.

“È la luce ad essere speciale. Morbida e calda […] in autunno si infiamma.”
“E lei cosa fa di lavoro? “
“Lo scrittore.”
“Ah!”
Un pazzo, ma non pericoloso.

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Ad ambientare dei racconti nella luce baltica, molto prima di Brokken, era stato il grande Fëdor Dostoevskij, in Le notti bianche. Del resto la San Pietroburgo dove è ambientato quel celebre racconto giovanile del mostro sacro della letteratura russa, è proprio dietro l’angolo in linea d’aria, esattamente dall’altra parte del Golfo di Finlandia, verso Est. E così, dai firmamenti letterari dai colori evanescenti, atterriamo come angeli caduti tra le miserie del nostro tempo. Investigando sugli attuali possibili collegamenti turistici tra Finlandia e Russia, scopro presto che sembra non esserci più alcuna connessione marittima tra San Pietroburgo e Helsinki. È piuttosto prevedibile, viste le crescenti tensioni internazionali. Decido allora di recarmi la mattina successiva al porto commerciale dove partono i traghetti per cercare qualche informazione in più in merito. Mentre compro il biglietto del ferry per Tallinn, riesco ad avere una qualche informazione agli sportelli della mia compagnia di navigazione. “Fino a pochi anni fa Helsinki e San Pietroburgo erano collegate con un traghetto della St. Peter Line che faceva la spola anche tra Tallinn e Stoccolma”, mi dice con aria seria un giovane impiegato dai capelli ingellati, un ciuffo prodigioso, il look “smart” con le New Balance. L’ultimo traghetto che faceva quella tratta è stato poi rimosso nel 2019. Con la Pandemia, la nave, che batteva bandiera maltese, è stata poi trasferita in Russia. Questo fino all’invasione dell’Ucraina del Febbraio 2022, quando è stata trasferita in via definitiva nel Mediterraneo. E così è terminata ab illo tempore la stagione di connessione marittima tra le due grandi città portuali del Golfo di Finlandia. Eccola quindi una conseguenza tangibile del nuovo imperialismo post-sovietico che impatta direttamente sui movimenti delle persone. Niente San Pietroburgo quindi.

Tornato in centro, approdo a una conclusione. Helsinki mi ricorda Trieste con i suoi palazzi sul lungomare costruiti dalle grandi compagnie di navigazione dei secoli scorsi. Forse il vero cuore dell’Europa è proprio al suo confine e sia Helsinki che Trieste ne sono la prova. Penso allora ai secoli dei velieri, dei mercanti, dei marinai e dei pescatori. L’arte della marineria a vela, oggi per sempre perduta, oppure rinata in altre forme più efficaci, meno talentuose, ma più adatte allo sfruttamento dei mari e alla distruzione della natura. Se dovessi dare un aggettivo ad Helsinki utilizzerei proprio “marittima”. Sento degli echi della mia stessa Venezia, per quanto tutti quelli che ci sono stati dicano che la vera Venezia del Nord sia proprio la-fu-un-tempo Leningrado.

Nei pochi giorni che mi rimangono, vado a visitare quello che forse è uno dei luoghi cruciali per questo racconto sulla frontiera orientale dell’Europa: Finlandia Hall, in italiano, Casa Finlandia. Si tratta di uno spettacolare, gigantesco, centro conferenze – uno degli edifici iconici della città –, progettato in stile modernista dal celebre architetto finlandese Alvar Aalto. La sala conferenze viene infatti considerata il suo capolavoro. È stata recentemente restaurata e spicca per gli elementi in marmo e in altri materiali naturali (per il progetto originale Alvar Aalto aveva infatti utilizzato il marmo bianco di Carrara). L’iconico edificio era stato completato nei primi anni ’70, ed è celebre per aver ospitato nel 1975 la CSCE (Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa). L’atto finale della conferenza è conosciuto con il nome di “Dichiarazione di Helsinki”, della quale vi è stata di recente (nell’Agosto 2025), la ricorrenza dei cinquant’anni anni. La CSCE di Helsinki segnò un momento importantissimo per le relazioni tra Est e Ovest, tra la NATO e il Patto di Varsavia, durante lo scontro (ancora in corso in una delle sue degenerazioni) tra i due blocchi della Guerra Fredda e le rispettive sfere di influenza. La Dichiarazione di Helsinki fu fondamentale nell’inaugurare una fase cruciale di disgelo nei rapporti diplomatici. L’iniziativa venne presa dal premier finlandese Urho Kekkonen, conosciuto per la sua dottrina di “neutralità attiva” per la Finlandia che gli valse una candidatura al premio Nobel. Quella di Helsinki fu un’iniziativa diplomatica su larga scala che allo stesso tempo svolse il ruolo di “missione civilizzatrice”: un forum politico multilaterale che aveva l’obiettivo di risolvere le tensioni in corso tra l’Europa, gli Stati Uniti e la Russia, facendo dialogare le varie parti interessate attraverso una “Cortina di Ferro” sempre più porosa. A questa conferenza per la distensione delle relazioni internazionali erano presenti tutti “i big”. C’era il presidente americano Gerald Ford, c’era il segretario di stato Henry Kissinger, c’era anche Leonid Breznev, Segretario generale del partito comunista dell’Unione Sovietica. Il Regno Unito veniva rappresentato dal riformista di Downing Street, Harold Wilson. L’Italia era sotto la presidenza di Aldo Moro e c’erano per il Canada Trudeau padre e, per la Germania, il cancelliere federale Helmut Schmidt. Dalla firma degli accordi di Helsinki del 1° Agosto 1975 nacque anche il primo embrione dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).

È lampante quanto siamo tornati indietro rispetto ad allora, con la Guerra in Ucraina e le continue violazioni del diritto internazionale di Putin, Trump e Xi. In questo senso Finlandia Hall di Alvar Aalto è quel che ci rimane, con i suoi spazi espositivi, le sue volte ariose moderniste che predispongono a una diffusione straordinaria del suono, di quel concetto sempre più lontano di “architettura della pace”. Ricordare la Conferenza di Helsinki oggi potrebbe rappresentare un faro in grado di insegnarci ad uscire dalla situazione in cui ci troviamo.

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Helsinki, Finlandia Hall (Casa Finlandia) di Alvar Aalto fotografata dal parco circostante. Foto di G. Dubbini Venier.
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Il presidente americano Gerald Ford mentre fa un discorso ai vari delegati della CSCE dal palco di Finlandia Hall. 1° Agosto 1975. Pannello espositivo di Finlandia Hall. Foto di G. Dubbini Venier per cortesia di Finlandia Hall.

Pur rievocando lo “spirito di Helsinki”del ‘75, non bisogna dimenticare che al momento della stesura di quest’articolo, la Finlandia del presidente Alexander Stubb punta a spendere il 3.5 per cento del suo PIL in armamenti entro il 2029. Questo per difendere i 1.300 chilometri di frontiera che condivide con una Federazione Russa sempre più aggressiva. In particolar modo dopo l’aggressione russa all’Ucraina la storia contemporanea riecheggia sempre più forte per i finlandesi, visti anche i precedenti del Secolo Breve. Nel Novembre del ‘39 Stalin scatenò la “Guerra d’Inverno”, invadendo il paese proprio sull’attuale frontiera che separa Finlandia e Federazione Russia. La resistenza finlandese fu strenua, nonostante la superiorità militare sovietica. Anche quella volta, il prezzo da pagare in termini di vite umane fu per i russi altissimo. E i finlandesi di certo non dimenticano quell’episodio fondativo della loro storia nazionale.

In copertina, La sala conferenze di Finlandia Hall progettata da Alvar Aalto dove si svolse la CSCE del ’73-’75, fotografata in esclusiva per il 50esimo anniversario della conferenza. Foto di G. Dubbini Venier.

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